{"id":10918,"date":"2026-03-31T16:19:27","date_gmt":"2026-03-31T14:19:27","guid":{"rendered":"http:\/\/www.obiettivomontagna.net\/?p=10918"},"modified":"2026-03-31T16:25:46","modified_gmt":"2026-03-31T14:25:46","slug":"massi-erratici","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/?p=10918","title":{"rendered":"Massi erratici"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color has-medium-font-size wp-elements-997a3201b0f8426eaf7f72fc67bfe09a wp-block-paragraph\">di Marco Bastogi (CAI Firenze)<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<div class=\"wp-block-group\"><div class=\"wp-block-group__inner-container is-layout-constrained wp-block-group-is-layout-constrained\">\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-78d447285a85b11fd3de19e0def258aa wp-block-paragraph\">L\u2019interesse per i ghiacciai e le loro variazioni volumetriche \u00e8 sempre stato un argomento che ha stimolato l\u2019attenzione fin dalla fine del secolo XVIII ed anche nei primi anni di vita del Club Alpino \u00e8 stato argomento di grande ed acceso dibattito. Un campo ancora oggi di grande attualit\u00e0 ed al centro dell\u2019attenzione per il repentino cambiamento climatico che caratterizza il nostro tempo e che porta alla rapida scomparsa delle masse glaciali.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-ad565777d7927566b241f191ea7ab5a8 wp-block-paragraph\">Agli inizi dell\u2019800 uno degli aspetti pi\u00f9 discussi tra scienziati fu la singolare disquisizione sulla origine di grandi massi spesso isolati che si osservavano nelle aree montane ed in quelle pedemontane, talvolta localizzati nei luoghi pi\u00f9 improbabili come all\u2019interno della boscaglia oppure isolati su ampi pianori e perfino nell\u2019estrema periferia dei fondovalle. Massi enormi ed inamovibili se non invocando interventi sovrannaturali, di composizione molto diversa rispetto a quella delle rocce presenti a loro intorno e dei quali non si comprendeva come fossero arrivati.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-6cb608a26dce12470730543ce6e42008 wp-block-paragraph\">Si trattava di qualcosa di estraneo per il buonsenso del montanaro come anche per la saggezza dell\u2019uomo di scienza che meritava certamente un approfondimento sulla loro origine.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-0a99f81e69e6151d681d0832625fd55e wp-block-paragraph\">Gli scienziati ottocenteschi disquisivano su quale fosse stato l\u2019agente responsabile del loro trasporto, una controversia che per molti anni ha infervorato gli animi e che per noi uomini attuali pu\u00f2 far sorridere per il senso di banalit\u00e0 di una questione che a prima vista sembra di limitata utilit\u00e0 scientifica, tuttavia per quei tempi l\u2019argomento aveva una sua ragione di esistere poich\u00e9 ci si approcciava verso una nuova frontiera della scienza che coinvolgeva un ambiente (quello montano) ancora poco conosciuto per la sua difficolt\u00e0 di raggiungerlo e poterlo frequentare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-ab0795b76f691a6e0bb25bb3ab9a8853 wp-block-paragraph\">Nei primi anni dell\u2019800, quando fu chiaro che non appartenevano al substrato roccioso locale poich\u00e9 costituiti da rocce presenti talvolta a distanze notevoli, furono denominati \u201cMassi erratici\u201d e si capiva bene che questi grandi corpi rocciosi dovevano avere errato per molto tempo prima di raggiungere le attuali posizioni. C\u2019era chi sosteneva un trasporto di questi massi da parte dei torrenti invocando le teorie diluvialiste e chi, timidamente, cominciava a sostenere un loro possibile trasporto ad opera dei ghiacci.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-685dc4c20517066df2b04defd57c33c8 wp-block-paragraph\">Si parla di massi rocciosi di dimensioni enormi, non inferiori al metro di diametro e quindi anche dotati di una massa significativa non conciliabile con il trasporto da parte di un corso d\u2019acqua anche nelle condizioni di piena.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-4ea5d7bb011686adc33466a931d4458e wp-block-paragraph\">Le prime spiegazioni sono legate alle leggende giunte fino ai giorni nostri che spiegano la loro posizione isolata, le loro spropositate dimensioni e la loro estraneit\u00e0 con le rocce circostanti. La prima ipotesi fu che si trattasse di manufatti umani trasportati sui monti da antiche popolazioni ed utilizzate da sacerdoti per chi sa quali riti ed \u00e8 molto probabile che in alcuni casi questo uso religioso sia stato effettivamente fatto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-7fa4cd0e22c35cfac2a4896e94c8ad6b wp-block-paragraph\">Nella seconda met\u00e0 del \u2018700 lo scienziato ginevrino Horace-B\u00e9nedict de Saussure, sul massiccio calcareo del Giura aveva osservato diversi massi di composizione granitica analoga a quella del Monte Bianco, tuttavia, per la grande distanza che separa le due aree montane, non sapeva come spiegare questo fatto cos\u00ec che si limit\u00f2 alla sola descrizione chiedendosi per primo quale fosse la loro provenienza.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-8c50a65c22893acbbeed53dd8eacb5a4 wp-block-paragraph\">Gli scienziati del 700 imputavano al \u201cdiluvio universale\u201d la formazione delle montagne ed i massi erano ci\u00f2 che rimaneva dei detriti lasciati da questa catastrofe biblica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-ddff3a4aec00f1e6be32f405f9a7cd40 wp-block-paragraph\">Verso la fine del secolo XVIII si affiancarono le teorie plutoniste ovvero che le montagne e le pianure derivavano da esplosioni vulcaniche. Con l\u2019Illuminismo si cominci\u00f2 a negare l\u2019esistenza del diluvio universale limitandolo ad una delle tante calamit\u00e0 locali che si sono succedute nei tempi, cos\u00ec che i massi erratici e gli altri depositi facevano parte del ripetersi di questi eventi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-d43a6c13ce10eb09a422366adb5efc5e wp-block-paragraph\">Con il principio dell\u2019attualismo espresso dallo scienziato Charles Lyell (<em>Principles of Geology<\/em>) nella prima met\u00e0 dell\u2019800, si affermava che la chiave per capire gli eventi geologici e fisici del passato risiede nei fenomeni che operano anche nell\u2019attuale, i massi erratici tuttavia, con questa concezione, ricadevano nuovamente nell\u2019oscurit\u00e0 poich\u00e9 mancavano prove dirette di un loro trasporto anche da parte dei grandi fiumi cos\u00ec come per un eventuale relazione con eventi vulcanici e non era possibile invocare altri agenti naturali come artefici di queste singolari entit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-c7fd39dd676663b647c63e8a493b757a wp-block-paragraph\">Alcuni scienziati della prima met\u00e0 dell\u2019800 interessati alla questione, ascoltano con interesse quanto osservato dai montanari. Secondo alcuni alpigiani, infatti, i grandi blocchi di roccia sono stati trasportati in passato, da grandi ghiacciai poi scomparsi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-7950b6eed2299abe4c3fae951726f3b3 wp-block-paragraph\">Nell\u2019estate del 1815, J. de Charpentier (1), direttore di miniere nel cantone di Vaud, ospitato per la notte nella baita di un montanaro (P. Perraudin) presso l\u2019Ospizio del Gran San Bernardo, seppe da questi che durante le sue uscite per la caccia tra le montagne, aveva naturato l\u2019idea che i grandi blocchi di roccia sparsi nella sua valle fossero stati trasportati dagli antichi ghiacciai, un pensiero questo, diffuso anche tra altri abitanti della montagna. Il racconto del montanaro accese l\u2019interesse di Charpentier che nel 1834 comunic\u00f2 questa considerazione da lui condivisa, all\u2019adunanza della Societ\u00e0 Elvetica di Scienze Naturali a Lucerna come \u201c<em>Notice sur la cause probable du transport des blocs erratiques de la Suisse<\/em>\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-30e189ec814cd657c91f85b6e00e914c wp-block-paragraph\">Poco dopo si scopr\u00ec che questa tesi era stata gi\u00e0 anticipata anche da altri tra i quali l\u2019ingegnere cantonale Ignazio Venez che l\u2019aveva pubblicata l\u2019anno prima (1833), tuttavia si deve riconoscere a Charpentier il merito di aver portato per primo valide prove sui massi erratici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-dfa5b9a6a1eb7a6ef2126801afc81015 wp-block-paragraph\">Fu il naturalista svizzero Jean Louis Agassiz (2) a volere approfondire queste affermazioni che lui stesso all\u2019inizio riteneva poco probabili. Dopo aver frequentato per molto tempo ghiacciai e morene della valle del Rodano e di altre regioni alpine in compagnia di Charpentier, si convinse che le asserzioni erano giuste; la scienza glaciale aveva mosso i suoi primi passi.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignleft size-thumbnail is-resized\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"148\" src=\"http:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1-Johann_von_Charpentier-150x148.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10910\" style=\"aspect-ratio:1.0135897971984111;width:303px;height:auto\" srcset=\"https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1-Johann_von_Charpentier-150x148.jpg 150w, https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1-Johann_von_Charpentier-300x295.jpg 300w, https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1-Johann_von_Charpentier-768x756.jpg 768w, https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/1-Johann_von_Charpentier.jpg 1025w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong><em>Johann von Charpentier<\/em><\/strong><\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-9d9d51e66b20c376a60a109dd6086fc8 wp-block-paragraph\">Agassiz osserv\u00f2 rocce levigate e striate dall\u2019azione del ghiaccio che evidentemente si muoveva, elementi questi che si ritrovavano anche negli attuali ghiacciai in formazione e che grandi accumuli morenici localizzati in zone prive di ghiaccio, facevano percepire una passata attivit\u00e0 glaciale molto pi\u00f9 vasta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"853\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/2-Jean_Louis_Agassi_1870--853x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10928\" srcset=\"https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/2-Jean_Louis_Agassi_1870--853x1024.jpg 853w, https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/2-Jean_Louis_Agassi_1870--250x300.jpg 250w, https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/2-Jean_Louis_Agassi_1870--125x150.jpg 125w, https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/2-Jean_Louis_Agassi_1870--768x922.jpg 768w, https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/2-Jean_Louis_Agassi_1870--1279x1536.jpg 1279w, https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/2-Jean_Louis_Agassi_1870--1705x2048.jpg 1705w\" sizes=\"auto, (max-width: 853px) 100vw, 853px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\"><strong>Jean Louis Agassiz, il naturalista ed alpinista svizzero che promosse la glaciologia<\/strong><\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-8e8fe320fb4dc844bb2192dabd4a9ddc wp-block-paragraph\">Nel 1837 Agassiz, davanti alla Societ\u00e0 Elvetica di Scienze Naturali afferm\u00f2 che in passato il pianeta era stato soggetto ad una grande era glaciale; molti scienziati anche di nota fama si mostrarono tuttavia scettici nei confronti di questa tesi ed in taluni casi anche irritati.<\/p>\n\n\n<div class=\"wp-block-image\">\n<figure class=\"alignright size-medium\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"237\" height=\"300\" src=\"http:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/3-Gastaldi-237x300.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10931\" srcset=\"https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/3-Gastaldi-237x300.jpg 237w, https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/3-Gastaldi-119x150.jpg 119w, https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/3-Gastaldi.jpg 565w\" sizes=\"auto, (max-width: 237px) 100vw, 237px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Bartolomeo Gastaldi<\/figcaption><\/figure>\n<\/div>\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-26d46304e4bcf3bd52b4be9702a269af wp-block-paragraph\">Questi nuovi concetti oltrepassarono la catena alpina ed in Italia furono portati avanti dal geologo alpinista Bartolomeo Gastaldi (3) che fu anche presidente generale del CAI tra il 1864 ed il 1873. Anche i geologi Omboni e Stoppani portarono avanti le idee glaciali ed in particolare Antonio Stoppani divulg\u00f2 per primo queste idee anche a livello popolare.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-8f3aeca631adf4ae9a8f719c40c2883b wp-block-paragraph\">Nel 1850 Gastaldi insieme a C. Martins pubblic\u00f2 il primo studio sul glaciale alpino, descrivendo correttamente per la prima volta, gli anfiteatri morenici della Pianura Padana.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-1e1b60fa1221e2d47ebf528bae4b979b wp-block-paragraph\">I massi erratici dunque rappresentavano importanti testimoni dell\u2019attivit\u00e0 glaciale e sono stati i precursori degli studi glaciali, ma non tutti gli scienziati in Italia sostenevano la teoria di Gastaldi. Il grande geologo Angelo Sismonda ad esempio, continuava ad attribuire i depositi morenici del Piemonte come facenti parte del \u201cterreno diluviale\u201d e quindi dovuti a grandi eventi alluvionali.&nbsp; La controversia in quegli anni fu lunga e molto accesa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-ac2bc9f060830739d45c18e9a2ca03b4 wp-block-paragraph\">L\u2019antico ghiacciaio che in passato occupava la Val di Susa, trasport\u00f2 un masso di enormi dimensioni nella pianura allo sbocco della valle presso il Comune di Pianezza, alle porte di Torino. Il monolite lungo 26 metri ed alto circa 12, oggi inglobato nel tessuto urbano tra le abitazioni, \u00e8 considerato un monumento geologico e fu chiamato \u201cMasso Gastaldi\u201d in onore del geologo torinese che lo studi\u00f2 e lo descrisse alla met\u00e0 dell\u2019800 (4).<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1024\" height=\"687\" src=\"http:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/4-Masso_Gastaldi_04-1024x687.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-10933\" srcset=\"https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/4-Masso_Gastaldi_04-1024x687.jpg 1024w, https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/4-Masso_Gastaldi_04-300x201.jpg 300w, https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/4-Masso_Gastaldi_04-150x101.jpg 150w, https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/4-Masso_Gastaldi_04-768x516.jpg 768w, https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/4-Masso_Gastaldi_04-1536x1031.jpg 1536w, https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2026\/03\/4-Masso_Gastaldi_04-2048x1375.jpg 2048w\" sizes=\"auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px\" \/><figcaption class=\"wp-element-caption\">Masso Gastaldi<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-25816ac3e3993ad43d91c85dce52cae1 wp-block-paragraph\">Gastaldi era certo che questo masso non poteva essere che un esotico trasportato dal ghiacciaio sia per la sua posizione che per il suo isolamento dal substrato comprovato dalle stratigrafie degli adiacenti pozzi di captazione delle acque (5).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-87542e9bae0114c6dcaf65b6e9be8bda wp-block-paragraph\">Il Club Alpino Italiano in memoria di Gastaldi, il 26 settembre 1884 lo dot\u00f2 di una lapide ricordo. Secondo Angelo Sismonda, tuttavia, il \u201cRoc\u201d (cos\u00ec era chiamato dai locali prima che fosse dedicato a Gastaldi) rappresentava una propaggine del substrato roccioso sepolto dalle alluvione della Dora cos\u00ec come risultano esserlo altri vicini affioramenti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-ffc8bf8460588ee68a22b817f3922add wp-block-paragraph\">Oggi sappiamo che questi grandi massi si originano per il crollo delle pareti rocciose che sovrastano una massa glaciale in movimento, oppure per lo \u201cstrappo\u201d ad opera della massa glaciale in movimento, di frammenti rocciosi dalle pareti del canale glaciale, ma in questo ultimo caso le dimensioni dei massi risultano generalmente minori.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-f88bf1d0ff6717277db01eb9b3120cbf wp-block-paragraph\">I massi erratici presentano forma irregolare e spigoli vivi, una parte del masso tuttavia risulta pi\u00f9 levigata rispetto alle altre. Le rocce che li costituiscono sono sempre molto compatte e resistenti; massi costituiti da rocce facilmente sfaldabili come i calcescisti ben rappresentati nelle nostre Alpi, sono molto rari. Anche la diffusa presenza di strie prodotte durante il trasporto glaciale e di alcuni spigoli arrotondati contraddistingue questi massi.&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-06b013006e7e9c3eab43b7f896f45b5a wp-block-paragraph\">Verso la fine del secolo XIX, molti di questi massi, grazie alle pi\u00f9 efficienti tecnologie di escavazione erano divenuti di interesse come materiale da costruzione e tanti di questi sono scomparsi o fortemente ridotti nelle loro dimensioni; in passato i primi massi cavati sono serviti molto probabilmente per realizzare macine da grano. I massi hanno anche rappresentato un intralcio all\u2019agricoltura meccanizzata ed allo sviluppo edilizio nel periodo del boom economico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-19991859be6137a35b195d3631588507 wp-block-paragraph\">Nelle Alpi Apuane i massi erratici di marmo, sono stati oggetto di attivit\u00e0 estrattiva, se ne trovano di notevoli dimensioni nella valle dell\u2019Edron ed in quella di Gramolazzo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-4af33ed14c4ee119006b9d16e1ad57e9 wp-block-paragraph\">Nel 1914 tre soci del Club Alpino di Milano, (Repossi, Codara e Mauro) pubblicarono un opuscolo dal titolo: \u201cI Massi Erratici\u201d, questo conteneva una proposta di legge per proteggere queste testimonianze del tempo e proposero la realizzazione di un inventario che il Comitato Scientifico della Sezione milanese elabor\u00f2.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-98f9ee8f68dd4154a70e5d878efb1953 wp-block-paragraph\">Per il geologo Federico Sacco gli erratici rappresentavano testimonianze geologiche e veri e propri monumenti naturali che permettevano di riconoscere la posizione dei ghiacciai del passato e servivano per confermare l\u2019origine glaciale dei depositi in cui si trovano. Lo scienziato si mobilit\u00f2 cos\u00ec per salvare quanto restava almeno dei massi maggiori dell\u2019anfiteatro di Rivoli &#8211; Avigliana, mediante il censimento, articoli scientifici e divulgativi, escursioni organizzate ed anche di accordi coi proprietari dei terreni nei quali ricadevano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-aa608cd69e798ddc0fbad5d239aec733 wp-block-paragraph\">Per evitare la loro scomparsa in considerazione del loro utilizzo ai fini costruttivi, Sacco riusc\u00ec a promulgare una legge per la tutela delle bellezze naturali e degli immobili di particolare interesse storico (Legge n.778\/1922), una delle prime leggi che tutelava il patrimonio naturale e che vedeva i massi erratici inclusi fra i beni ambientali protetti con sanzioni per chi li distruggeva.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-64604ebe9ade52c0e30f2ea2d87c0d40 wp-block-paragraph\">In tempi pi\u00f9 recenti, i massi erratici hanno avuto ed ancora hanno, un interesse legato all\u2019arrampicata sportiva; una ragione in pi\u00f9 per promuoverne la conservazione.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-2ba7ece23951ea0c7a9f086ec77152aa wp-block-paragraph\">La disciplina detta bouldering (da Boulder, citt\u00e0 del Colorado &#8211; USA dove \u00e8 nata) divenne famosa in Europa grazie ad un gruppo di rocciatori francese che frequentava i massi della foresta di Fontainebleau vicino a Parigi. In Italia, negli anni \u201970 si svilupp\u00f2 in Lombardia (val Masino) e nell\u2019anfiteatro morenico piemontese della val di Susa, ma in Piemonte gi\u00e0 nel dopoguerra per la vicinanza della val di Susa con Torino, causa la mancanza di mezzi di trasporto per poter raggiungere le montagne, si arrampicava sugli erratici per allenamento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-18bcd0d38ed997c3a610787b694ec2d8 wp-block-paragraph\">Tra gli aspetti legati al glacialismo, i massi erratici rappresentino probabilmente le testimonianze pi\u00f9 riconoscibili della evoluzione geologica e della storia fisica di un territorio; testimonianze che pi\u00f9 facilmente di altre riescono ad evocare paesaggi che si sono persi nel tempo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-27956454bdbc3af56fa2893514125907 wp-block-paragraph\">Si dovette attendere molto prima che la scienza riuscisse ad interpretare con chiarezza la causa che aveva portato questi grandi massi nelle attuali posizioni. Quanto ai nostri giorni \u00e8 acquisito sui ghiacciai ed appare ai nostri occhi inequivocabile, fa sembrare i tanti accesi dibattiti del passato sull\u2019origine di questi grandi massi esotici inutili e fanno suscitare ilarit\u00e0, tuttavia si \u00e8 trattato di un passo molto importante e necessario per aprire un orizzonte nuovo alla scienza della montagna. La linea di confine tra l\u2019utile e l\u2019inutile \u00e8 una questione di sguardi sulle cose che comunque mutano con il tempo con l\u2019acquisizione di nuove conoscenze e l\u2019evoluzione del pensiero scientifico che \u00e8 guidato dalla curiosit\u00e0 muovendosi a \u201cpiccoli passi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-e8268ca35bc0fdefb357b6c2a7cd45b1 wp-block-paragraph\">Gli studi ottocenteschi sui massi erratici hanno dato inizio ad una scienza nuova: la glaciologia.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-4726763514cfb5bc9b695b8fd3890b89 wp-block-paragraph\">Il prof. Francesco Porro, membro della sezione di Cremona del Club Alpino Italiano, in occasione del <strong>\u201cXXVI Congresso degli Alpinisti Italiani<\/strong>\u201dche si tenne a Torino presso il Castello del Valentino il 2 settembre 1894, propose assieme a Federico Sacco, anch\u2019esso socio del Club, di iniziare lo <strong>studio dei movimenti dei ghiacciai<\/strong>. La proposta fu subito accolta e nel 1895 l\u2019esecutivo del CAI decret\u00f2 la nascita della <strong><em>\u201c<strong>Commissione per lo studio dei ghiacciai\u201d. <\/strong><\/em>Il primo atto della commissione sar\u00e0 quello di predisporre un questionario da distribuire alle guide, agli alpinisti ed in generale tutti coloro che frequentano le aree coperte da ghiacci e morene.<\/strong><strong><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-b11590ae2a39d7505bc594254a804b4d wp-block-paragraph\"><strong>E\u2019 l\u2019uomo che stabilisce <\/strong>ci\u00f2 che \u00e8 utile o inutile ed \u00e8 il tempo che determina poi se ci\u00f2 che poteva sembrare futile in passato, oggi appare invece un utile passo avanti per la scienza. Oggi possiamo senza dubbio affermare che per lo studio delle montagne e del loro ambiente, le prolungate discussioni sul significato dei massi erratici portate avanti dai primi pionieri sono state essenziali per il progresso scientifico perch\u00e9 hanno segnato l\u2019inizio della scienza glaciologica.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-7a4651a87ebdf60143199c47c9082151 wp-block-paragraph\"><strong>Bibliografia<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-702a076bfd195a7c81aa6ebea128c807 wp-block-paragraph\">Autori vari 2018 &#8211; I quaderni de La Tsapletta, <em>\u201cI nostri massi\u201d<\/em> Periodico trimestrale d\u2019informazione culturale della biblioteca di Courmayeur &#8211; n.115 pp. 40, dicembre 2018<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-c11f26b1998ee37d851719552a1cc654 wp-block-paragraph\">Bastogi Marco 2015 &#8211; <em>\u201cL\u2019apporto scientifico del Club Alpino Italiano dalle sue origini ai nostri giorni\u201d<\/em> &#8211; Alpinismo Fiorentino, Annuario Sez. CAI Firenze pp. 46-52<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-72fbe1f20a8d65da39eaa35fe8b2eaec wp-block-paragraph\">Bastogi Marco 2022 &#8211; \u201c<em>Glacialismo nelle Alpi Apuane e nell\u2019Appennino settentrionale. Le testimonianze\u201d<\/em> &#8211; in: Bollettino del Comitato Scientifico Centrale CAI, pp. 85-101, Ottobre pp. 137<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-e778fba0c71330180dcf05e1f04558b8 wp-block-paragraph\">CAI 1964 &#8211; <em>\u201cIntenti e contributi scientifici del CAI nei primi cento anni di vita\u201d<\/em> &#8211; In: I cento anni del Club Alpino Italiano 1863-1963 Seconda edizione Milano<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-cc453c20f06313fbb3b06d28c0eec5bd wp-block-paragraph\">Codara G., Mauro F., Repossi E. 1914 &#8211; <em>\u201cI massi erratici nella regione dei tre laghi\u201d<\/em> &#8211; CAI Sezione di Milano Vol. XXXIII &#8211; Fratelli Fusi, Pavia pp.36<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-7601c4b14735e81b38d80ed6ce51e27c wp-block-paragraph\">De Micheli C. 1927 &#8211; <em>\u201cMassi erratici\u201d<\/em> &#8211; Rivista CAI&nbsp; Vol. XLVI pp. 202-205<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-8932cfb3cde8a9be999ad9da0baab6a6 wp-block-paragraph\">Gastaldi B., 1868 &#8211; <em>\u201cConservazione dei massi erratici\u201d<\/em> &#8211; In variet\u00e0 Boll. Club Alpino n.13 pp 385<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-f63a2b71db460279cf4193150a6ac53f wp-block-paragraph\">Gastaldi B. 1871 &#8211; <em>\u201cStudi geologici sulle Alpi occidentali\u201d.<\/em> &#8211; Mem. R. Com. Geol. It., 1, pp.1-48.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-5ec64c8b34415d95867c326138df5910 wp-block-paragraph\">Masini R. 1970 &#8211; <em>\u201cI massi erratici della valle dell\u2019Edron e il glacialismo nelle Alpi Apuane\u201d<\/em>. &#8211; Bollettino Societ\u00e0 Geologica Italiana, LXXXIX, pp. 45-56.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-307b44af85ff996123edc7871463c02c wp-block-paragraph\">Martinis CH. &amp; Gastaldi B., 1850 &#8211; <em>\u201cEssai sur les terrains superficiels de la Vall\u00e9e du Po, aux environs de Turin, compar\u00e9s \u00e0 ceux de la plaine Suisse \/ du Bassin Helv\u00e9tique\u201d.<\/em> &#8211; Bulletin Societ\u00e8 G\u00e9ologique de France, 2a serie, volume VII (1849-1950), pp. 554-605<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-e4d615f73569258ce783f3e3290a65e2 wp-block-paragraph\">Moore Ruth 1958 &#8211; <em>\u201cL\u2019avventura della Terra nel tempo\u201d<\/em> &#8211; Ed. Aldo Martello pp. 396 Milano<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-365099d7049e5f2020d9c0fa622e3b67 wp-block-paragraph\">Motta M. e Motta L. 2009 &#8211; <em>\u201cIl ruolo dei massi erratici nella nascita della geomorfologia\u201d<\/em> &#8211; <em>In: Le rocce della scoperta. Momenti e problemi di storia della scienza nelle Alpi Occidentali<\/em> &#8211; Club Alpino Italiano Comitato Scientifico Ligure Piemontese &#8211; Convegno di studi Monte dei Cappuccini Torino 25-26 ottobre 2008 &#8211; Briganti Glauco Genova pp. 95-108<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-a5f7ad674492de5badaec7800ec0dda2 wp-block-paragraph\">Sacco F. 1922 &#8211; <em>\u201cI principali massi erratici dell&#8217;anfiteatro morenico di Rivoli\u201d.<\/em> &#8211; Boll. Soc. Geol. It., 41, pp. 161-174.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-white-background-color has-text-color has-background has-link-color wp-elements-eba776280d52f2288de69d82f0af04bb wp-block-paragraph\">Sacco F. 1928 &#8211; <em>\u201cI grandi laghi postglaciali di Rivoli e Ivrea\u201d<\/em> &#8211; L\u2019Universo n.9<\/p>\n<\/div><\/div>\n<\/div><\/div>\n\n<!-- Share-Widget Button BEGIN -->\n<a href=\"javascript:void(0);\" myshare_id=\"mys_shareit\" myshare_url=\"https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/?p=10918\" myshare_title=\"Massi erratici\" rel=\"nofollow\" onclick=\" return false;\" style=\"text-decoration:none; color:#000000; font-size:11px; line-height:20px;\">\n<img decoding=\"async\" src=\"https:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/plugins\/share-widget\/img\/share-button-black-small.png\" height=\"20\" alt=\"Share\" style=\"border:0\"\/><\/a>\n<script type=\"text\/javascript\">\n<!--\nvar _myssmw=true;\n\n\/\/-->\n<\/script>\n<!-- Share-Widget Button END -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Marco Bastogi (CAI Firenze) L\u2019interesse per i ghiacciai e le loro variazioni volumetriche \u00e8 sempre stato un argomento che ha stimolato l\u2019attenzione fin dalla fine del secolo XVIII ed anche nei primi anni di vita del Club Alpino \u00e8 stato argomento di grande ed acceso dibattito. 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