{"id":9631,"date":"2024-08-21T15:41:29","date_gmt":"2024-08-21T13:41:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.obiettivomontagna.net\/?p=9631"},"modified":"2024-10-06T15:40:37","modified_gmt":"2024-10-06T13:40:37","slug":"gary-hemming-alla-ricerca-di-un-equilibrio","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.obiettivomontagna.net\/?p=9631","title":{"rendered":"Gary Hemming, alla ricerca di un equilibrio"},"content":{"rendered":"\n<figure class=\"wp-block-image\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"1000\" height=\"669\" src=\"http:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/drus-1966.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9797\" srcset=\"http:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/drus-1966.jpg 1000w, http:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/drus-1966-150x100.jpg 150w, http:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/drus-1966-300x201.jpg 300w, http:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/drus-1966-768x514.jpg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 1000px) 100vw, 1000px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Continuo il filone degli alpinisti statunitensi parlando stavolta di Gary Hemming, una figura forse meno conosciuta di quanto meriterebbe ma che vale la pena di essere raccontata. Di Gareth (Gary) hanno scritto, gi\u00e0 nel 1992, Mirella Tenderini, in uno splendido volume facente parte della collana \u201cI licheni\u201d edita da Vivalda Editore che rester\u00e0 fonte autorevole della letteratura dell\u2019alpinismo e pi\u00f9 recentemente, nel 2023, in un bellissimo libro di Enrico Camanni (ma non c\u2019erano dubbi. Un libro da bere d\u2019un fiato) dal titolo \u201c<em>Se non dovessi tornare<\/em>\u201d edito da Mondadori Libri spa. Due libri bellissimi che consiglio sinceramente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gary fa parte di quel nocciolo di alpinisti californiani che seppero scrivere storie di ogni tipo ma soprattutto di alpinismo. Esprimo una breve introduzione limitata, sia chiaro, alle mie personali convinzioni e che, tuttavia, ritengo rilevante. In Europa, soprattutto nell\u2019arco alpino, erano presenti, figli di quel periodo, alpinisti di altissimo rilievo, non ultimo quel Walter Bonatti che \u00e8 stato per me il pi\u00f9 grande. Alpinisti che si proposero all\u2019attenzione pubblica in modo incancellabile realizzando imprese che avevano, ed hanno, dell\u2019incredibile. Leggende quindi che, a mio modo di vedere, non sono n\u00e9 peggiori n\u00e9 migliori della realt\u00e0 californiana, non \u00e8 questo il punto. Eppure intorno agli anni 60 il commento pi\u00f9 indulgente che in Europa stigmatizzava il modo di agire dei primi alpinisti giunti da oltre oceano era, secondo me, sintomo di una certa cultura ricca di presunzione, legata a certi stereotipi centenari derivanti da un vecchio tipo di mentalit\u00e0 creatasi e sviluppatasi, in buona parte, in seno ai pi\u00f9 vecchi Club Alpini europei. L\u2019opinione ricorrente, derivante anche dalle occasionali notizie che arrivavano dagli Stati Uniti, era che i californiani arrampicassero bene \u2026 certo, ma al sole della California al netto di tutti quei tipici problemi legati all\u2019ambiente alpino. Beh \u2026 quando decisero di scendere nel Gruppo del Monte Bianco, e non solo, fecero capire a tutti che non era una questione di quote, temperature e condizioni. Aprirono vie divenute incancellabili come, fra le pi\u00f9 rinomate, una&nbsp;<em>diretta<\/em>&nbsp;e una&nbsp;<em>direttissima<\/em>&nbsp;al Petit Dru e una prima ascensione all\u2019Aiguille del Fou che ancora oggi \u00e8 meta certamente ambita ma anche ricca di ostacoli e imprevisti. In altre parole, dimostrarono al mondo come non sapessero arrampicare solo al sole della Yosemite ma anche in condizioni problematiche a quote importanti peraltro a loro sconosciute. Nella diretta al Petit Dru e all\u2019Aiguille del Fou \u00e8 fondamentale la presenza di Gary Hemming.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gary giunge in Europa nel 1960 insieme all\u2019amico John Harlin. Sono una coppia inossidabile anche se animati da differenti filosofie di vita. Collezionano tutta una serie di salite di riguardo, sono peraltro testimoni diretti della tragedia al Pilone Centrale del 1961 dove si offrono di aiutare (senza fortuna) i soccorritori (ci sar\u00e0 modo di parlare della famosa corda lasciata al Colle dell\u2019Innominata dai due americani), Gary in particolare prover\u00e0 ad iscriversi, nel 1962, al Corso dell\u2019E.N.S.A. (l\u2019\u00c9cole Nationale de Ski et d\u2019Alpinisme, la scuola che addestra le Guide francesi) al quale non sar\u00e0 ammesso. Non solo perch\u00e9 la lunghezza dei capelli e della barba cos\u00ec come lo stile di vita \u00e8 ritenuto eccessivo ma anche per un motivo, non dichiarato ovviamente eppure concreto, che rispondeva al rito dell\u2019appartenenza. Gary non era francese e tantomeno un valligiano.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Nel 1962 giunge a Chamonix quel Royal Robbins considerato il pi\u00f9 energico antagonista, in Yosemite, di Warren Harding (ne ho gi\u00e0 parlato). Royal predilige un\u2019arrampicata \u201cpulita\u201d, \u00e8 in forte anticipo sui tempi, soprattutto quelli europei, questo il motivo per cui va d\u2019accordo con Gary pur essendo, nella concezione della vita terrena, persona completamente diversa. A fine luglio 1962 (24-26 luglio) apriranno quella meglio definita come la \u201c<em>Diretta Americana<\/em>\u201d alla parete ovest del Petit Dru. Una via che termina al \u201cbloc coinc\u00e9\u201d (masso incastrato) dove si ricongiunge con la via, aperta nel 1952 da Guido Magnone, Lucien Berardini e Adrien Dagory, dove inizia il famosissimo diedro di 90 mt. cos\u00ec ben raccontato da Christophe Profit nel cortometraggio \u201c<em>les Drus en solo<\/em>\u201d (potete trovarlo su&nbsp;<a href=\"https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=5K4H__m1QDs\">https:\/\/www.youtube.com\/watch?v=5K4H__m1QDs<\/a>). Ad essere cattivi, e mi ci metto anch\u2019io, molti la considerano una variante d\u2019attacco alla via di Magnone anche se, indubbiamente, si tratta di un\u2019incredibile performance, pi\u00f9 \u201cdirect\u201d \u00e8 impossibile. Nel 1965, sempre alla ovest del Petit Dru, Royal Robbins, stavolta in coppia con John Harlin, aprir\u00e0 anche quella via, stavolta s\u00ec, che prender\u00e0 il nome di \u201c<em>Direttissima Americana<\/em>\u201d. Nel frattempo, nel 1963, Gary Hemming insieme a Tom Frost (uno dei migliori interpreti, in assoluto, della progressione artificiale), John Harlin e Stuart Fulton avevano aperto un\u2019improbabile via alla sud dell\u2019<em>Aiguille du Fou.&nbsp;<\/em>John Harlin morir\u00e0 nel marzo 1966 nel tentativo di aprire una direttissima alla parete nord dell\u2019Eiger, una via che oggi porta il suo nome.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"alignleft\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" width=\"486\" height=\"640\" src=\"http:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/4921464289_b9781ee3a4_z.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-9800\" srcset=\"http:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/4921464289_b9781ee3a4_z.jpg 486w, http:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/4921464289_b9781ee3a4_z-114x150.jpg 114w, http:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/uploads\/2024\/10\/4921464289_b9781ee3a4_z-228x300.jpg 228w\" sizes=\"auto, (max-width: 486px) 100vw, 486px\" \/><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Tuttavia \u2026. se c\u2019\u00e8 un episodio per il quale Hemming \u00e8 ricordato \u00e8 il soccorso portato a una cordata di due ragazzi tedeschi (Hermann Schriddel e Heinz Ramisch) bloccati proprio sulla ovest del Petit Dru all\u2019altezza del famoso diedro. Corre l\u2019anno 1966, il mese \u00e8 quello di agosto, i soccorsi tardano ad organizzarsi. Gary prova senza successo a muovere le acque ma sar\u00e0 sconfitto. Deciso a soccorrere i due ragazzi (hanno meno di 50 anni in due) mette insieme una squadra di amici, fra i quali Fran\u00e7ois Guillot, talento puro dell\u2019arrampicata, e l\u2019inglese Mick Burke, che gi\u00e0 in un\u2019occasione si \u00e8 dovuto calare lungo il diedro non molto tempo prima. Si aggregher\u00e0 al gruppo, di sua spontanea volont\u00e0, anche Ren\u00e9 Desmaison, alpinista che vantava gi\u00e0 grande fama. Fu un salvataggio complesso, un salvataggio che richiese tutto il repertorio di \u201cmestiere\u201d dei soccorritori, eppure un salvataggio portato a buon fine. Molte furono le polemiche. Disse in un\u2019intervista Guillot: \u201c<em>A quel tempo scendere in corda doppia da una parete alta 900 metri era qualcosa di enorme. E sicuramente per Desmaison, e anche per Gary, era una questione di orgoglio<\/em>\u201d. Proprio Enrico Camanni scrisse sul quotidiano La Stampa di Torino in data 25 agosto 2016: \u201c<em>Il funambolico salvataggio del Petit Dru \u00e8 un sorprendente anticipo del Sessantotto che verr\u00e0: autorit\u00e0 e principio dell\u2019ubbidienza da un lato; anarchia, creativit\u00e0 e disubbidienza dall\u2019altro. Chi \u00e8 troppo vecchio per capire i giovani, chi \u00e8 troppo giovane per sopportare i vecchi. Anche il teatro della vicenda ha qualcosa di eversivo, perch\u00e9 gli scudi granitici dell\u2019Aiguille du Dru incarnano la ribellione della materia alla legge di gravit\u00e0<\/em>\u201d (<em>Petit Dru, dove osano gli angeli ribelli<\/em>).<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Gary ne usc\u00ec come un eroe agli occhi dell\u2019opinione pubblica. Non poteva sapere che l\u2019alpinismo, per lui, era finito. Racconta Tom Frost che \u201c<em>i suoi limiti erano personali, non fisici. Semplicemente non era una personalit\u00e0 cos\u00ec stabile<\/em>\u201d. Gary era un uomo fragilissimo, ostaggio di se stesso nonostante rilasciasse interviste dove sosteneva che \u201c<em>la montagna \u00e8 un\u2019iniziazione che si rinnova ogni anno. Ci vai, ti metti alla prova, ti ritrovi. In seguito, sei pi\u00f9 in grado di accettare te stesso<\/em>\u201d. Forse non accett\u00f2 mai, non tanto se stesso, quanto il mondo e la societ\u00e0 che lo circondava. Ancora nel 1964 aveva scritto per l\u2019illustre rivista&nbsp;<em>La Montagne et Alpinisme<\/em>&nbsp;un articolo dal nome \u201c<em>A la recherche d\u2019un \u00e9quilibre<\/em>\u201d. Un equilibrio che forse non ha mai trovato dentro se stesso nonostante fosse estremamente intelligente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Dopo un certo periodo a Parigi, speso nel tentativo di scrivere un libro che trattasse l\u2019alpinismo californiano, torn\u00f2 negli Stati Uniti non prima di aver tentato, per ben due volte, una solitaria al Petit Dru senza riuscire a concluderla. Gary ci ha lasciati nell\u2019agosto del 1969 sparandosi un colpo di rivoltella alla tempia. Dopo una serata furiosa, ricca di liti fu trovato morto sul sentiero che porta al Lago Jenny nel Parco Nazionale dei Teton nel Wyoming dove contava molti amici. Un luogo che conosceva bene.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Per quelli della mia generazione (uff \u2026), quelli che come me, in quegli anni, giovanissimi, cercavano risposte dalla montagna e dal mondo civile, per tutti noi Gareth, figlio di un gangster e di una santa, come diceva Lui, rimarr\u00e0 un mito ineguagliabile. Ciao Gary \u2026<\/p>\n\n<!-- Share-Widget Button BEGIN -->\n<a href=\"javascript:void(0);\" myshare_id=\"mys_shareit\" myshare_url=\"http:\/\/www.obiettivomontagna.net\/?p=9631\" myshare_title=\"Gary Hemming, alla ricerca di un equilibrio\" rel=\"nofollow\" onclick=\" return false;\" style=\"text-decoration:none; color:#000000; font-size:11px; line-height:20px;\">\n<img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/www.obiettivomontagna.net\/wp-content\/plugins\/share-widget\/img\/share-button-black-small.png\" height=\"20\" alt=\"Share\" style=\"border:0\"\/><\/a>\n<script type=\"text\/javascript\">\n<!--\nvar _myssmw=true;\n\n\/\/-->\n<\/script>\n<!-- Share-Widget Button END -->","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Continuo il filone degli alpinisti statunitensi parlando stavolta di Gary Hemming, una figura forse meno conosciuta di quanto meriterebbe ma che vale la pena di essere raccontata. 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